Infortuni zero ! Un obiettivo che non sempre significa “elevata sicurezza sul lavoro”

Quando un’organizzazione non sa identificare bene i propri obiettivi spesso si dà il più semplice e famoso degli obiettivi: infortuni zero.

Dell’obiettivo “infortuni zero” da parte di molti addetti ai lavori è stato sostenuto che si tratta di un obiettivo associato a un modo di gestire l’azienda obsoleto.

Un obiettivo solamente dichiarato, ma che molto probabilmente non sarà mai conseguito.

Analizzando l’obiettivo “infortuni zero” ci chiediamo innanzi tutto se sia un indicatore : “proattivo

  • Indicatori proattivi, usati per monitorare gli investimenti e gli sforzi tesi al presidio della sicurezza e al miglioramento continuo, attraverso l’analisi di indicatori che includono ad esempio la formazione svolta, le ispezioni e manutenzioni, ecc

o “reattivo”

  • Indicatori reattivi, usati per monitorare il fenomeno infortunistico e quasi-infortunistico, attraverso la registrazione di infortuni, near miss, medicazioni, e altri episodi che si ritengono appropriati.

Se un evento è già successo, si può far ben poco ; almassimo si può evitare che si ripeta, ma non è un gran miglioramento.

Se una organizzazione raggiunge zero infortuni possiamo dire che ha implementato un ottimo sistema di controllo che previene gli infortuni .

Molte aziende annoverano di aver festeggiato il conseguimento di questo obiettivo negli anni e poi hanno avuto un incidente mortale.

E’ chiaro che in aziende con tanti lavoratori non si raggiunge un obiettivo del genere solo con la fortuna, ma ci deve essere sicuramente una ottima base di organizzazione di prevenzione.

Però alcuni rischi, anche gravi, potrebbero non essere stati individuati e non provocare in un certo anno, per mille ragioni, nessun evento incidentale.

Nelle piccole aziende la situazione è ancora diversa: infortuni zero non ha alcun significato apprezzabile se conseguito.

In questo caso potrebbe davvero essersi trattato di semplice fortuna.

Infine, ha senso per una azienda mettere “obiettivo zero” ?

Sicuramente si !

Apparentemente non costa nulla e non ha alcuna implicazione negativa.

Invece non è così.

Se il management esercita una notevole pressione sull’obiettivo “infortuni zero” da conseguire a qualunque costo, rendendo intollerabile l’accadimento di qualunque infortunio anche minore e punendo chi si infortuna, questo porterà ad una consistente riduzione delle segnalazioni (tra cui i Near Miss – mancati infortuni) determinando una minor capacità di intervenire per migliorare il sistema di prevenzione.

In pratica imporre questo obiettivo significa aver minori possibilità di conseguirlo.

Nella mia esperienza una volta ho visto una grossa azienda nazionale impiantistica “imporre” ai propri fornitori “infortuni zero”, pena “la perdita dell’appalto !” e nel migliore dei casi l’applicazione di “penali economiche !”.

Pertanto, perchè non cominciare ad inserire indicatori rivolti alla sicurezza, alla salute, al benessere di chi vive in azienda come :

Esempio di indicatori rivolti alla sicurezza:

  • Reattivo: indice di frequenza degli infortuni
  • Proattivo: numero di safety walks (camminare/osservare direttamente le attività sul posto reale in cui avvengono e segnalare quelle pericolose è alla base della cultura sulla sicurezza) realizzati in un dato periodo

Esempio di indicatori rivolti alla salute:

  • Reattivo: incidenza delle malattie professionali
  • Proattivo: ore di formazione svolte su comportamenti preventivi delle malattie

Esempio di indicatori rivolti al benessere:

  • Reattivo: tasso di giornate di malattia
  • Proattivo: numero di azoni di pianificate e completate per il miglioramento dell’ergonomia e dell’ambiente di lavoro.

Infine, pensare  alla sicurezza, alla salute, al benessere dei lavoratori siamo sicuri che non porti ad avere “ meno infortuni … forse anche zero !” ?

 

 

fonte: https://www.conapimagazine.it/