CULTURA PROATTIVA

Se parliamo di sicurezza sul lavoro, non serve essere “esperti” del settore per comprendere che il 2019 non è iniziato nel migliore dei modi e verosimilmente non sta finendo meglio. E’ elevato il numero di morti, d’incidenti con risultati invalidanti per lavoratori.

Eppure, chi affronta la materia quotidianamente sa benissimo che i dispositivi di legge in vigore rappresentano una sorte di “progetto dettagliato” verso la sicurezza. Da soli apparirebbero sufficienti per assicurare presupposti di tutela per la salute e sicurezza dei lavoratori. Necessiterebbe una sola accortezza: adottarli e non aggirarli.

Per capire se un’azienda al suo interno pratica la sicurezza o quest’ultima è colta solo come un mero adempimento burocratico, bastano soli pochi passaggi a un tecnico serio.

Le ditte che praticano la sicurezza sono quelle che ancor prima di produrre documenti, quali DVR, POS, DUVRI, moduli, registri che norme e leggi obbligano, svolgono un’attenta analisi dell’ambiente di lavoro, consapevoli che è l’anima dell’attività di prevenzione.

Esaminano la propria azienda, la peculiarità dei processi, i propri impianti, e principalmente il comportamento del proprio personale.

In altre parole, vogliono vedere e toccare i pericoli, valutarli e poi essere disposti a rimettersi in discussione per eliminare o almeno ridurre i rischi.

Il reale cambiamento avverrà solo quando tutte le organizzazioni adotteranno strumenti di analisi, con l’identica fermezza di un assessment finanziario o di una ricerca di mercato.

In questo procedimento la parte più insidiosa è cambiare il comportamento delle persone: le prestazioni e i comportamenti di un individuo, ovvero il suo contributo in azienda, non possono essere interamente colti o modificati se non vengono ricondotti alla cultura dell’organizzazione entro cui opera.

L’uomo è un animale sociale ed è fortemente influenzato dal contesto in cui si trova, dalla cultura, dunque, che attraversa l’ambiente intorno a lui.

Fino a quando non sarà elaborata una cultura proattiva riguardo alla gestione della sicurezza, gli infortuni potranno diminuire soltanto per effetto della mancanza di lavoro oppure per un complesso di situazioni favorevoli, chiamata in vernacolo “fortuna”.

Si sviluppa una cultura proattiva della sicurezza quando ogni lavoratore assume il ruolo di “attore protagonista” per la sua diffusione in azienda.

Se si pensa alla teoria delle finestre rotte, l’esperimento sociale condotto nel 1969 dallo psicologo Philip Zimbardo,  menzionato giustappunto in un articolo di qualche giorno fa da Natalino Priscoglio, ecco dunque tornare il tema dell’influenza culturale.

Come esseri sociali siamo proiettati a uniformare il nostro comportamento a quello delle persone intorno a noi.

Allo stesso modo avviene nella Sicurezza sul Lavoro, se nel gruppo intorno a noi “si chiude un occhio” sulle piccole disattenzioni, l’atteggiamento dei più tenderà verso un pericoloso e progressivo abbandono delle regole stabilite.

 

fonte: https://www.conapimagazine.it/